Nei giorni seguenti all’Olimpo tutto sembra tranquillo. Gli Dei, come al solito, fanno quello che hanno sempre fatto: godere dei privilegi ricevuti dai miseri umani. Tutti tranne lui, il Dio “agricoltore” che non è stato riconosciuto dai suoi sudditi e che , a causa loro, ora “miseramente” rischia di diventare un ministro qualunque.
Non si dà pace, deve far ritornare l’armonia tra i ricchi e i poveri. Non è semplice perchè la fame di tanti è ben altra cosa della fama di pochi. Penelope e i suoi figli sono pronti ad accettare qualsivoglia pretendente a patto che gli acciacchi e malanni siano leniti, impresa disperata perchè neanche un medico è riuscito nell’impresa.
Oh potente suddito di Zeus! Non ti rattristare ma pensa bene, sicuramente qualcuno lo trovi. Potrebbe fare al caso tuo quel viscido Telemaco, figlio di quell’Ulisse semidio, che è stato sempre presente ad ogni gara e che oggi è pronto a vincere.
Ma gli attrezzi, gli archi e le frecce per gareggiare costano tanto e lui, acceccato dalla luce del potere ma non tanto orbo, vede ancora bene la sua bisaccia d’oro e teme nel risveglio del popolo perchè sa che la democrazia, quella vera, non è influenzata dalla grandezza delle borse ma dalla libertà di espressione dei singoli.
Sia fatta sempre e comunque la volontà del popolo o dell’Olimpo?

2 Responses to “L’Odissea puteolana (cose mai viste prima alla faccia di Omero) – sedicesima puntata”

  1. Oliver Says:

    .

    ñýíêñ çà èíôó!…

  2. claude Says:

    .

    good….

Lascia un commento