In una  tersa giornata di primavera, la bella Penelope tristemente aspetta il suo destino.  Tra la massa di “principi” si celano personaggi di diversa origine sociale che hanno un solo scopo: gareggiare  per aggiudicarsi  un posto e tra questi, c’ è ancora qualche procio o frocio che,  pur salvato dall’ira di Ulisse, non riesce a star lontano da quel Palazzo. Ove si mangia tanto e bene ma ahimè!  la tavola è diventata più corta e allora bisogna darsi da fare. Vanno dappertutto offrono persino doni  agli Dei Minori, cercano protezione e appoggio anche alla temutissima Eris sempre  pronta a creare tensioni tra gli agguerriti guerrieri  e i loro celeberrimi Olimpi.  Che brutta gara sta per iniziare! Nessuno ha  un’idea ben precisa di cosa fare di Penelope qualora vincesse, forse vendere lei e suoi figli alla maga Circe che ha tanto bisogno di carne a basso prezzo oppure intontirli col canto melodioso e straziante delle Sirene.

Bastardi maledetti  Che Zeus vi fulmini! 

Fate credere di essere nobili principi e invece siete solamente una cozzaglia di delinquenti di basso rango pronti a tutto, persino a trasformarvi  autonomamente in porci pur di raggiungere lo scopo.

 E da lontano si sente ancora il canto melodioso  e straziante delle Sirene, vorrebbero convincere che tutto è bello e possibile, in un mondo  prigioniero del denaro.  E la maga Circe che piange ancora il suo amore perduto così diverso dagli altri è  lì presente, sotto mentite spoglie alla ricerca di Colui che possa sostituire il padre della sua creatura. Con stupore ed imbarazzo scorge  tra quei finti guerrieri  degli uomini che si trasformano autonomamente in porci  e si domanda:  “Perché si fanno tanto male? Non è meglio essere se stessi  anziché futuri salami?” Molti sono andati in pellegrinaggio a Delfi al santuario “ombelico del mondo” per sentire dalla voce della  Pizia il volere degli Dei ma sono tornati frastornati: pieni di programmi e proclami senza senso. Altri  hanno cercato di farsi sodomizzare da qualche pseudo- Dio ma al momento l’unica cosa certa che sanno  e che non possono più sedersi.  Che cozzaglia di mentecatti! Ma tra questi c’è sempre l’insoddisfatto che cerca il suo grande momento, dopo anni  e anni di sottomissioni al suo furbissimo padre è giunta l’ora del gran riscatto. Di nascosto e piano, piano si accorda con degli Dei ma si scorda dei suoi parenti e amici, ha un solo obbiettivo: vincere! Non certo di centrare il bersaglio perché lui a volte non sente e non vede,  ma di “convincere” i giudici con altri mezzi  come hanno fatto alcuni suoi illustri predecessori , ma c’è qualcosa che gli manca: non ha mai giuocato con i cavalucci di legno, non ha mai dichiarato di essere Nessuno e non è mai andato in guerra. I proclami e le promesse non servono e né tantomeno “il  guardone” che vede, osserva, scruta e…  Disgustosa farsa! A volte non sembra una competizione di principi guerrieri  ma un teatro ove ognuno recita la sua parte cercando di coinvolgere gli spettatori  incatenati  in una finta catarsi. O voi che recitate così bene la parte non uccidete i nostri sogni ma concedeteci ancora quella democrazia che ci rende felici nel credere in un mondo migliore realizzato da  miseri mortali. Tristemente mi accorgo che è  utopia, gli Dei non lasceranno decidere agli uomini,  perché il male senza il bene non può esistere come  la notte senza il giorno o l’odio senza l’amore.

Oh  caro e meraviglioso Ulisse,  sei stato il primo ma non sarai neanche l’ultimo ad ascendere verso l’Olimpo, altri imiteranno la tua tragica Odissea metteranno da parte gli amori e gli agi, non godranno gli attimi della loro vita ma si sacrificheranno al fine di premiare la loro stupida presunzione.  

Maledetti  siano gli Dei  che assistono…..

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