Pozzuoli - Via Celle  la Necropoli romana oggi

Pozzuoli - Via Celle la Necropoli romana oggi

“… e il tempo passa imbiancando i nostri capelli, ma la saggezza rimane una chimera per quelli che hanno cercato di possedere e di non amare la bella Penelope. Inconsciamente fedigrafi e insensibili verso quel tesoro di donna”. (tratto dall’Odissea puteolana)

Io non ho avuto nella mia vita tante possibilità di viaggiare, ma in quelle poche ho riscontrato sempre nella gente del luogo un grande rispetto per i loro beni culturali.
Da puteolano e da innamorato della mia città sono adirato e deluso per la mancanza di iniziative tese alla tutela del nostro patrimonio archeologico, storico e paesaggistico; sino ad oggi si è fatto ben poco e sono convinto che con il cambio del Governatore della Campania e di buona parte dei consiglieri ci sarà maggiore attenzione per l’area flegrea.
Abbiamo bisogno di un sistema integrato di gestione del patrimonio culturale campano nel quale sia presente si l’imprenditore privato che con la sua lungimiranza ed intelligenza dovrà garantire la salvaguardia di questa ricchezza ma, allo stesso tempo, la nostra città dovrà trarre beneficio per sé e per tutta la collettività con la creazione di nuove opportunità di lavoro per l’indotto dell’industria turistica. Ma occorre darsi una mossa. I nostri tesori più famosi hanno bisogno di cure a cominciare dallo stupendo Anfiteatro Flavio edificato sotto Vespasiano (anche se alcuni studiosi ritengono da Nerone per la presenza di muratura realizzata con la tecnica dell’opus reticulatum) con i suoi tre livelli di gradinate che poteva contenere sino a 20.00 spettatori.
Nei sotterranei si possono ancora oggi scorgere parti degli ingranaggi usati per sollevare le gabbie che portavano sull’arena belve feroci e probabilmente altri elementi di sceneggiatura degli spettacoli.
Oggi, in alcuni punti del perimetro sono stati posti in bella mostra i contenitori della raccolta differenziata e, poco distante quell’orrenda costruzione in pietra di tufo di un inutile gabbiotto che doveva fungere da biglietteria. E che dire del macellum, risalente all’epoca romana (I – II secolo d.C.), impropriamente denominato “Tempio di Serapide” per il rinvenimento di una statua del dio egizio all’epoca dei primi scavi, che era il mercato pubblico della città romana.
Bellissime le tre grandi colonne di marmo cipollino che ancora fronteggiano, diritte sulle loro basi, con la sala absidata al centro della parete di fondo, usate in passato come strumento di misurazione del fenomeno del bradisismo (i fori dei litodomi lungo il loro fusto visualizzavano
l’innalzamento o l’abbassamento delle acque). Questo mercato di epoca romana è il più monumentale dell’area mediterranea. Finalmente dopo anni di totale abbandono si sta sistemando l’area antistante detta Piazzetta Serapide.
Passano gli anni ma i lavori al Rione Terra non finiscono mai … e i famosi scavi al momento non sono quotidianamente visitabili. Ovviamente stiamo parlando del primo insediamento romano risalente al 194 a.c., una ricchezza culturale immensa! E lì aspettiamo che finiscano anche i lavori
al Duomo, una chiesa edificata su un tempio augusteo. Di questo edificio sono rimaste dell’impianto originario solamente alcune colonne. Peccato che l’incendio prima e l’incuria e l’abbandono poi abbiano favorito i razziatori di opere d’arte.
Ma la delusione più grande la si prova nei pressi dell’attuale Vescovado dove c’è lo stadio Antonino Pio a pianta rettangolare ove al tempo dei romani si tenevano gare di atletica. Dove sono i turisti?
Lo sconcerto mi assale quando percorro Via Celle per rimirare la necropoli romana. Percorsa la breve galleria si staglia imponente la caratteristica struttura a celle in cui venivano conservate le anfore con i resti mortali degli antichi abitanti di Puteoli tra erbacce, cartacce e bottigliette di plastica infilate dappertutto. E la situazione non cambia in Via Luciano. Anche qui le mura romane in opus latericium sono state completamente inghiottite dalla rigogliosa vegetazione. Stessa situazione anche per gli scavi di Piazza Capomazza diventato ricettacolo di quel misto di erbacce e sudiciume
che hanno completamente coperto i muri in opus reticolatum e i pavimenti finemente decorati.
Ed infine in Via Solfatara, sotto il ponte di ferro di colore azzurro, c’e un’area di resti archeologici molto vasta, ma anche qui la vegetazione ha avuto la meglio ricoprendo persino un’edicola nella quale si potevano scorgere tracce di affreschi di quel tempo. Con stupore scorgo un cartello su cui c’è
scritto “Parco Archeologico” “cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale” e dei corrimano di legno segno evidente che, nascosto dalle erbacce, ci doveva essere un percorso per gli ipotetici visitatori.
Adesso basta! Non dobbiamo e non possiamo più accettare questo stato di cose. E’ arrivato il momento di cambiare registro, e noi siamo pronti, con il vostro aiuto a dare inizio allo svolta in cui il vero protagonista sarà il ritrovato senso civico dei puteolani. Solamente così potremmo iniziare un
vero progetto d’immagine turistica dei campi flegrei.
Se questo avverrà daremo una chance di futuro ai nostri figli e non saremo certo ricordati come “emeriti disfattisti”.
Concludo con una domanda rivolta a tutti voi lettori puteolani: “La nostra casa è pulita, bella e confortevole. Ci teniamo che sia decorosa perché è nostra ed è bello ricevere gli amici in un ambiente accogliente. Allora, perché non ci comportiamo allo stesso modo con i nostri monumenti?”.
Si nota uno sdoppiamento della personalità: la nostra casa l’amiamo mentre i nostri monumenti, la storia, le tradizioni e la cultura non c’interessano. Tutto ciò è gravissimo: ricordiamo il gesto del viceré di Napoli don Pedro Alvarez de Toledo il quale nel 1540 volle edificare a Pozzuoli la sua dimora preferita, dopo aver visto la distruzione, il dolore e la miseria dei suoi sudditi causato dal terremoto di Tripergole nel 1538, gesto fatto per amore della sua città e della sua gente. La città è lo specchio dei suoi abitanti, se vogliamo che la situazione cambi, dobbiamo cominciare ad
amare la nostra “Penelope.”
Un amore costante e duraturo è il segreto del nostro futuro.
I nostri sogni e desideri cambiano il mondo. (Karl Popper)

Filippo Monaco detto l’Omero puteolano.

7 Responses to “Pozzuoli e i suoi ori”

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