Cari amici di Facebook,
mi corre l’obbligo di raccontarvi il sogno che feci ieri notte. Dopo aver navigato un po’ in internet, andai a coricarmi, non ero molto stanco per cui non mi addormentai subito, cominciai a contare le
pecore, ne contai tante e mi ritrovai in un posto strano. Camminavo nello sterco con il fango sparso tra tante stalle di diversa forma e grandezza che sembravano case, abbandonate nel degrado assoluto.
Mentre cercavo dei punti di riferimento per poter capire dove mi trovassi – se in una città, un paese o un villaggio – mi venne incontro un gran montone in ottima salute e con un gran bel pelo. Aveva un bell’aspetto di animale ma la cosa che mi stupì e che sapeva parlare bene. Incominciò a raccontarmi di quel posto unico al mondo abitato solamente da ovini. Nel camminare con lui, di tanto in tanto, tra le stalle si distinguevano delle costruzioni in pietra che a detta del colto montone erano dei punti di ricovero per le “pecorelle smarrite”.
Non c’era nessuno in giro e il caldo mi faceva sudare moltissimo ma nonostante ciò, ero ancora lucido per chiedere all’occasionale indigeno come mai non ci fossero i quadrupedi. Lui mi guardò e mi disse che era il periodo della transumanza, cioè cercare cibo altrove, e che tutti ritornavano la sera.
Incuriosito incalzai di domande il montone per saperne di più. Mi disse che il luogo era governato dalla casta delle “pecore di buon pelo” e che le votazioni avvenivano per “capo chino” e che
sulla porta della stalla adibita a municipio c’era la scritta: “TUTTI GLI OVINI SONO UGUALI TRANNE QUELLI CHE GOVERNANO CHE SONO PIU’ UGUALI DEGLI ALTRI.”
Affaticato cercavo di comprendere che senso avesse vivere in quel modo ove tutto era piatto, tetro e senza futuro; rimasi attonito quando vidi una catasta di legna fumante sulla quale, a detta del montone, era stata arsa una pecora che belava diversamente dalle altre. Tristemente lui mi disse che era il capo delle pecore di buon pelo e questo non gli faceva piacere perché lui era diverso dagli altri e avrebbe voluto un governo costituito da altri animali, non da “pecore” e per questo aveva deciso di andare via, in segno di ribellione.
Finalmente mi resi conto che quel posto era l’inferno e che dovevo scappare per evitare di essere trasformato in pecorone o di finire arrostito.
Mentre scappavo mi destai al suono della sveglia che mi riportava alla realtà.

Filippo Monaco ’57

(P.S. Non barattate la lana con la seta)

One Response to “PECORONIA ovvero un brutto sogno”

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