Nei giorni seguenti all’Olimpo tutto sembra tranquillo. Gli Dei, come al solito, fanno quello che hanno sempre fatto: godere dei privilegi ricevuti dai miseri umani. Tutti tranne lui, il Dio “agricoltore” che non è stato riconosciuto dai suoi sudditi e che , a causa loro, ora “miseramente” rischia di diventare un ministro qualunque.
Non si dà pace, deve far ritornare l’armonia tra i ricchi e i poveri. Non è semplice perchè la fame di tanti è ben altra cosa della fama di pochi. Penelope e i suoi figli sono pronti ad accettare qualsivoglia pretendente a patto che gli acciacchi e malanni siano leniti, impresa disperata perchè neanche un medico è riuscito nell’impresa.
Oh potente suddito di Zeus! Non ti rattristare ma pensa bene, sicuramente qualcuno lo trovi. Potrebbe fare al caso tuo quel viscido Telemaco, figlio di quell’Ulisse semidio, che è stato sempre presente ad ogni gara e che oggi è pronto a vincere.
Ma gli attrezzi, gli archi e le frecce per gareggiare costano tanto e lui, acceccato dalla luce del potere ma non tanto orbo, vede ancora bene la sua bisaccia d’oro e teme nel risveglio del popolo perchè sa che la democrazia, quella vera, non è influenzata dalla grandezza delle borse ma dalla libertà di espressione dei singoli.
Sia fatta sempre e comunque la volontà del popolo o dell’Olimpo?

Non c’è ragione oh prode Guerriero, che tu metta alla porta i tuoi fedelissimi. Loro hanno fatto tanto per te,  hanno superato prove di abilità, coraggio e fedeltà.  Per la tua nobile causa si sono impoveriti e adesso sono fuori dalla grande casa di Penelope.

E come disse  il grande saggio, le promesse degli umani sono come l’alitar dei venti,  non sono mai costanti e a volte cessano di spirare con l’avvento della bonaccia.

Oh voi prodi e fedeli guerrieri, siete stati nominati ad uscire dalla casa anche se non siete mai entrati a condividere con il Capo il lauto pasto. E così vi ritrovate ramenghi e mendicanti facendo attenzione agli sconfitti perché  loro non sono pecore ma belve fameliche.

E tu, Magnifico vecchio eroe, che volevi essere come il tuo predecessore per il quale Penelope non era il fine della sua vita ma soltanto una tappa della sua gloria, oggi ti ritrovi con la testa china e il volto rigato da una lacrima.

Non ti rimane altro da fare che andare via senza gloria, non  hai più un esercito che ti sostiene: “Chi non vede e non sente difficilmente può essere compreso.” Anche gli Dei nonostante il loro atavico egoismo dall’alto del monte Olimpo assistono inermi alla rivolta degli sciagurati. Com’è possibile che  nessuno abbia voglia di intervenire?

Ce n’è  uno che forse preso da compassione o da quant’altro con la benedizione del Sommo Zeus cambia il suo aspetto e si trasforma in misero contadino e così facendo si presenta al cospetto dei rivoltosi ma questi, ahime!, non lo riconoscono. Non basta la presenza di un “poveraccio” per placare la loro ira. I tempi sono cambiati e la vita è dura per gli umani, tu  Dio certamente hai sbagliato travestimento, loro hanno solamente valutato che “la pacca”data sulla spalla da un contadino è poca cosa di una “paccata” data da un potente.

Rattristato e arrabbiato Tu Dio ritorni all’Olimpo ove Zeus, Era, Atena, Poseidone, Dioniso, Ares, Hermes, Asclepio, Demetra ed Efesto  svogliatamente ti ascoltano mentre stanno banchettando.   

Dovrai essere tu a vendicarti, non hai bisogno di pensare tanto  la punizione è presto fatta: “Se sono stati cosi schifosi dovranno vivere nella loro schifezza e il loro futuro Capo non dovrà  essere in grado di distinguere i profumi …

Anche questa volta sia sempre fatta la volontà degli Dei…

Dear  friends.

Thank you for the comments  I receive every day.

I want  to make clear  that all the writings  are mine.

Regarding the “Puteolana Odyssey”  it is the ironic

Parody of power.

Penelope is any city,  large or small,  of the world in

which man is always pursuing  power a loss of

freedom.

Keep on reading and spread my blog and always remember:

“IT’S EASY TO BE SLAVES BUT IT’S HARD TO BE FREE”

Wishing you all the best  

Merry Christmas and Happy New Year.

 Filippo Monaco

Tutti cercano di andare per primi al bersaglio, i giovani proci, immagine di  muscoli e vitalità tendono l’arco al massimo sino a farlo spezzare, credono che più forza si dia, più la freccia prenda la direzione giusta , ma inesperti e stupidi non sanno che la forza del braccio deve essere amministrata dalla forza del cervello.

E  ahime! I dardi non centrano il bersaglio conficcandosi  lontano nell’arido terreno ove poco distante siedono i mendicanti  del  Palazzo.  Altri pretendenti emozionati sbagliano direzione   provocando in loro l’ira di chi, colpito nella parte meno nobile,  dovrà purtroppo tirarsi indietro. Tra tanta ricchezza, miseria e nobiltà ci sono anche quelli che non sanno più con chi stare  e in quale direzione scagliare la freccia perché le hanno provate tutte ma inconsapevoli di essere orbi  non ci riusciranno neanche tra cent’anni.

E si continua così tra gli incitamenti e le risa dei figli di Penelope che,  loro malgrado, si trovano spettatori  e vittime in questo tragico giuoco.

All’imbrunire dopo una giornata di gare si fa avanti un campione di altri tempi.  Il suo viso solcato dalle rughe e il  petto pieno di cicatrici testimoniano  la sua età e le mille battaglie a cui ha partecipato. L’oracolo gli ha predetto che alcuni Dei sono dalla sua parte e che,  per poter riuscire, deve tenere a bada soltanto  la dea della discordia che aspira ad  un posto di privilegio nell’Olimpo e che costantemente cerca di disfare quanto già concordato.  Il bersaglio è ancora lì, austero e immacolato come una vergine che aspetta il suo sposo. Lui tremolante ed incontinente tende l’arco che una volta era del suo predecessore, la freccia prende una direzione strana  ma centra il bersaglio. E’ lui il vincitore, il nuovo sposo di Penelope, colui che tra una strizza e un pannolone dovrà fare la sua parte.

Molti tra la folla lo riconoscono.  E’ lui il fiero custode dei fatti e misfatti del Palazzo di Penelope,  anche questa volta gli Dei hanno scelto  bene. Hanno evitato i soliti stregoni, i finti sapienti  e gli ignoranti per un esperto di malta e mattoni  che sappia con la sua maestria  tenere su il Palazzo pericolante causa dall’incuria dei suoi predecessori .

Ce la farà?

 Dopo la gara i dubbi restano:

E’ stato un bene affidarsi  all’esperienza di un condottiero anziché a tanti insignificanti sbarbatelli  che del potere e della politica non sanno una mazza?

A Penelope rimarrà il dubbio della felicità? Avrà da quest’uomo quello che le spetta: notorietà e tanta ricchezza da poter dividere con i suoi figli?

E i suoi fidati che avranno libero accesso al Palazzo saranno onesti, leali e integerrimi?

Ma se le casse del Palazzo sono vuote come riuscirà a ripulire e sanare dalle tante ferite e malattie la bella Penelope?

Con la buona volontà non si risolvono i tanti problemi e a tali domande neanche gli oracoli azzardano risposte, sarà il tempo  a giudicare l’operato di coloro che credono di avere la pozione magica

E lì dal  Monte Olimpo sembra tutto tranquillo, ogni dio fa la sua parte perché è meglio essere lassù anziché Qua giù. Loro lo sanno  che per rimanere nella casta non bisogna essere casti … ma…….

In una  tersa giornata di primavera, la bella Penelope tristemente aspetta il suo destino.  Tra la massa di “principi” si celano personaggi di diversa origine sociale che hanno un solo scopo: gareggiare  per aggiudicarsi  un posto e tra questi, c’ è ancora qualche procio o frocio che,  pur salvato dall’ira di Ulisse, non riesce a star lontano da quel Palazzo. Ove si mangia tanto e bene ma ahimè!  la tavola è diventata più corta e allora bisogna darsi da fare. Vanno dappertutto offrono persino doni  agli Dei Minori, cercano protezione e appoggio anche alla temutissima Eris sempre  pronta a creare tensioni tra gli agguerriti guerrieri  e i loro celeberrimi Olimpi.  Che brutta gara sta per iniziare! Nessuno ha  un’idea ben precisa di cosa fare di Penelope qualora vincesse, forse vendere lei e suoi figli alla maga Circe che ha tanto bisogno di carne a basso prezzo oppure intontirli col canto melodioso e straziante delle Sirene.

Bastardi maledetti  Che Zeus vi fulmini! 

Fate credere di essere nobili principi e invece siete solamente una cozzaglia di delinquenti di basso rango pronti a tutto, persino a trasformarvi  autonomamente in porci pur di raggiungere lo scopo.

 E da lontano si sente ancora il canto melodioso  e straziante delle Sirene, vorrebbero convincere che tutto è bello e possibile, in un mondo  prigioniero del denaro.  E la maga Circe che piange ancora il suo amore perduto così diverso dagli altri è  lì presente, sotto mentite spoglie alla ricerca di Colui che possa sostituire il padre della sua creatura. Con stupore ed imbarazzo scorge  tra quei finti guerrieri  degli uomini che si trasformano autonomamente in porci  e si domanda:  “Perché si fanno tanto male? Non è meglio essere se stessi  anziché futuri salami?” Molti sono andati in pellegrinaggio a Delfi al santuario “ombelico del mondo” per sentire dalla voce della  Pizia il volere degli Dei ma sono tornati frastornati: pieni di programmi e proclami senza senso. Altri  hanno cercato di farsi sodomizzare da qualche pseudo- Dio ma al momento l’unica cosa certa che sanno  e che non possono più sedersi.  Che cozzaglia di mentecatti! Ma tra questi c’è sempre l’insoddisfatto che cerca il suo grande momento, dopo anni  e anni di sottomissioni al suo furbissimo padre è giunta l’ora del gran riscatto. Di nascosto e piano, piano si accorda con degli Dei ma si scorda dei suoi parenti e amici, ha un solo obbiettivo: vincere! Non certo di centrare il bersaglio perché lui a volte non sente e non vede,  ma di “convincere” i giudici con altri mezzi  come hanno fatto alcuni suoi illustri predecessori , ma c’è qualcosa che gli manca: non ha mai giuocato con i cavalucci di legno, non ha mai dichiarato di essere Nessuno e non è mai andato in guerra. I proclami e le promesse non servono e né tantomeno “il  guardone” che vede, osserva, scruta e…  Disgustosa farsa! A volte non sembra una competizione di principi guerrieri  ma un teatro ove ognuno recita la sua parte cercando di coinvolgere gli spettatori  incatenati  in una finta catarsi. O voi che recitate così bene la parte non uccidete i nostri sogni ma concedeteci ancora quella democrazia che ci rende felici nel credere in un mondo migliore realizzato da  miseri mortali. Tristemente mi accorgo che è  utopia, gli Dei non lasceranno decidere agli uomini,  perché il male senza il bene non può esistere come  la notte senza il giorno o l’odio senza l’amore.

Oh  caro e meraviglioso Ulisse,  sei stato il primo ma non sarai neanche l’ultimo ad ascendere verso l’Olimpo, altri imiteranno la tua tragica Odissea metteranno da parte gli amori e gli agi, non godranno gli attimi della loro vita ma si sacrificheranno al fine di premiare la loro stupida presunzione.  

Maledetti  siano gli Dei  che assistono…..

Sia lode a te Ulisse, figlio di Laerte  che nel tempo  sei  riuscito, dopo mille peripezie, ad ascendere verso quell’Olimpo tanto agognato dai molti guerrieri. Non lasciare che i proci e la maga Circe possano avere il sopravvento sugli stupidi figli che ammaliati dal canto delle fameliche Sirene, non riescono più a discernere il bene dal male. Oh eccellentissimo, intercedi per noi  in questo momento così importante. Fa che il futuro sia meno nero del presente e che il  prescelto sia uno dei suoi figli,  perché solamente chi ha sofferto può comprendere chi soffre e chi ama veramente dona e non ruba amore. Non lasciare ai disonesti e ai tanti ladroni la gestione della sacra casa di Penelope, infondi speranza e serenità  nei cuori dei tanti miseri mortali che non hanno più lacrime per piangere la loro condizione di infelici perché non credono più in se stessi. 

Scaccia quei cavalieri mercenari che non avendo più una fissa dimora cercano, con la forza, di usurpare il tuo trono e il tuo letto. Agisci  per la sola ragione della nostra vita, PENELOPE.

Filippo Monaco  (l’Omero puteolano)

“I capelli grigi in un uomo quasi mai sono sinonimo di saggezza” ma nessuno se n’è accorto in quel “caravanserraglio”  ci risiamo: sono tutti bravi e  pervasi da grandi progetti. Fra tanta massa informe e variopinta di pretendenti scorgo anche qualche nobile decaduto che non ha perso il vizio e ha ancora voglia, ahimè, di gareggiare. La bravura  sicuramente non gli manca, ma non ha più la mano ferma e questo non gli permetterebbe di centrare l’obbiettivo ma “basta  poco e la pillola va giù”quando si tratta di potere anche le sante madri  possono essere definite meretrici.

Altri invece, sicuramente perdenti, si mettono in bella mostra pronti a vendere persino quella madre fedigrafa che li ha generati per un pezzettino di potere che gli garantirebbe una sana vecchiaia per se e per i suoi. Ma è nella massa di insoddisfatti che si celano i personaggi migliori che potrebbero sanare la bella Penelope, ma questi poveri disgraziati, seppure moralmente  idonei, non potranno gareggiare perché non hanno “faretra e frecce d’oro”.

La costernazione e l’avvilimento mi assalgono e per me che sono il vostro umile vate ed anche innamorato della bella Penelope in sofferenza narrerò l’inizio dei giochi nei quali la bravura della lingua sarà opposta alla bravura del “dare una mano”. Si, perché è la mano che ti permette di centrare il bersaglio … Con i sani auspici e la protezione degli Dei.

 Sia fatta sempre la loro volontà.

 Filippo Monaco detto l’Omero puteolano

Ricordiamoci sempre:

La virtù non ha padroni : quanto più ciascuno la onora , tanto più ne avrà . ( Platone )

Ma cosa faranno gli aspiranti mariti di Penelope per essere convincenti? Faranno assaggiare a tutti ricotta di capra, e poi, finita la ricotta cosa resta? Sarebbe meglio offrire ad ognuno la possibilità di produrla.

Questa semplice ed umana considerazione lassù all’Olimpo Zeus e gli altri lo sanno ma non hanno la possiblità di regalare una capra a testa ai miseri umani. Hanno solo dei caproni che tutto fanno anzichè il latte.

Intelligenti pauca.

Filippo Monaco detto l’Omero puteolano

Dai, forza, rimbocchiamoci le maniche! Mascheriamo i propri difetti.E’ giunta l’ora annunciata dagli oracoli: “Nella prossima primavera Penelope avrà il suo nuovo sposo”.

Coraggio! Oh Principi delle isole vicine, accorrete e mostratevi degni non con gli ori ma con la forza e l’intelligenza del vero capo. Gareggiate

con onore in una sfida in cui solamente uno sarà non il migliore ma il meno peggiore. La menzogna, l’egoismo, la cupidigia e l’avarizia non

devono apparire ai figli di Penelope, in quei momenti quel che conta è il vostro apparente amore verso quella sporca e ammalata ma nobilissima Donna.

E voi meschini e pusillanimi sudditi che soltanto per amore Penelope vi chiama figli, in questo momento così delicato, date prova di essere all’altezza del compito che vi è stato assegnato, giudicate con saggezza e lungimiranza. Cercate, se potete, di essere fieri della vostra condizione e non mostratevi ai loro occhi servi ma padroni.

E tu magnifico Zeus, che hai caricato sulla schiena di quegli umani il macigno del bisogno, allevia la loro fatica e manda su questa martoriata terra colui che sa e che potrebbe…

E non il solito sprovveduto viandante.

Filippo Monaco  l’Omero puteolano

Lode a te Ulisse. Figlio di Laerte principe già dalla nascita e subito avviato alla nobile arte delle armi e del potere, tu che per diventare tale hai superato mille insidie e evitato mille trappole: con la tua grande intelligenza hai sconfitto i troiani, costruendo quel giocattolone sulla sabbia.

Tu che per prenderti Penelope hai lasciato la bella Nausica. Tu che sei riuscito a superare il gigante Polifemo con ” Nessuno ” al tuo fianco (ma con la benedizione della Dea Atena). Tu che riesci ad evitare la bella maga Circe dopo che alcuni guerrieri sono diventati porci. Tu che nella tempesta causata dalla rottura del vasino sei riuscito a tenere a galla la sbrandellata nave sacrificando due dei tuoi migliori guerrieri.

Oh Sommo tu che non ti fai ammaliare dal canto delle sirene cerca di lenire le tante ferite di noi figli di Penelope che tanto ti rispettano. Non ti cibare di quei fiori di loto che pur buoni fanno dimenticare gli affanni altrui.

Fai ritornare per un pò il sorriso alla nostra madre malata Penelope.